mercoledì 29 gennaio 2014

Capitolo 2



Nous voilà!

Realtà, fantasie: percezioni del vivere che talvolta in me si intrecciano. Sogni ad occhi aperti, che suscitano emozioni tali da sembrare parte della quotidianità. Nel mio mondo interiore è così che mi vedo e rappresento: un misto fra concretezza e voli di pensiero. I miei ” codini “ non sono altro che un simbolo. Non il rifiuto di crescere e di assumere responsabilità, ma la determinatezza di osservare e vivere la vita con gli occhi e lo stupore di un tempo.

Leggo queste righe di L. Pirandello ne Il fu Mattia Pascal e mi soffermo a pensare...

(...) Nulla s’inventa, è vero, che non abbia una qualche radice, più o men profonda, nella realtà; e anche le cose più strane possono esser vere, anzi nessuna fantasia arriva a concepire certe follie, certe inverosimili avventure che si scatenano e scoppiano dal seno tumultuoso della vita; ma pure, come e quanto appare diversa dalle invenzioni che noi possiamo trarne la realtà viva e spirante! Di quante cose sostanziali, minutissime, inimmaginabili ha bisogno la nostra invenzione per ridiventare quella stessa realtà da cui fu tratta, di quante fila che la riallaccino nel complicatissimo intrico della vita, fila che noi abbiamo recise per farla diventare una cosa a sé! (...)

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    Capitolo 1



    *Nulla succede per caso* R. Hopcke

    Ogni incontro ci cambia la vita.

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    Mettersi in ascolto e aprire il cuore alle parole, per comprenderne nuovi significati, è una delle strade per avvicinarsi l’un l’altro.

    Scrive Kundera ne L’insostenibile leggerezza dell’essere:

    (…) Ora, forse, possiamo capire meglio l’abisso che separava Sabina e Franz: lui ascoltava con avidità la storia della sua vita e lei, con la stessa avidità, lo ascoltava. Capivano perfettamente il significato logico delle parole che si dicevano, ma non sentivano il mormorio del fiume semantico che scorreva in quelle parole. 
    Per questo, quando lei si era messa la bombetta davanti a Franz, lui si era sentito a disagio, come se qualcuno gli avesse parlato in una lingua sconosciuta. Quel gesto non gli era parso né osceno né sentimentale, era soltanto un gesto incomprensibile che lo sconcertava per la sua assenza di significato.
    Fintanto che le persone sono giovani e la composizione musicale della loro vita è ancora alle prime battute, essi possono scriverla in comune e scambiarsi i temi, ma quando si incontrano in età più matura, la loro composizione musicale è più o meno completa, e ogni parola, ogni oggetto, significano qualcosa di diverso nella composizione di ciascuno.(…).

    Come deve essere, dunque, l’ascolto? Le parole e le emozioni altrui fin quanto possono scalfire il nostro essere, quanto possono avvicinarsi le diverse energie?

    Erri de Luca in Storia di Irene azzarda un' ipotesi: ascoltare è come trattenere il fiato, prendere le distanze da tutto ciò che è superfluo, fuorviante, per ritrovarsi nel mare del vissuto di chi ci sta accanto, per sentire non solo i suoni prodotti dalla sua voce, ma per avvertirne fisicamente il peso, il calore, il gelo, il movimento.

    (…)Mi accorgo che lei non respira. Mi fermo, le chiedo perché. Irene butta in gola un po’ di aria. Mi dice che stare in ascolto è come immergersi nel mare. (…)

    E Nietzsche ci parla di tempo, del tempo necessario alla comprensione:

    (...)Fulmine e tuono vogliono tempo, il lume delle costellazioni vuole tempo, le azioni vogliono tempo, anche dopo essere state compiute, perché siano vedute e ascoltate.(...)


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