(...)Se non esci da te stesso, non puoi sapere chi sei. (...)
Il racconto dell'isola sconosciuta - J. Saramago
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L’altro gatto che è in me
Guardare il bianco di un foglio e vedervi scorrere i pensieri, senza poterli catturare.
Parole e suoni non lasciano alcun segno.
Abbandono le rime e i versi: oggi non bastano a descrivermi, né a incapsulare quello che mi esplode nel cuore.
Mi disegno, mi ritraggo" gatto", anzi " gatti": il gatto visibile al mondo e l'altro gatto che è in me, quello più nascosto .
Pochi tratti irriverenti, perché l'autoironia mi fa veleggiare oltre il quotidiano.
Hanno orecchie esagerate i gatti che spuntano dalla mia matita, come le mie.
Baffi lunghi, un 'opzione che a me fortunatamente manca.
Un corpo che si plasma in pose assurde, a sfidare la gravità.
Nessun fiocchetto o fronzolo: sono per l'essenziale anche io.
Sono gatto fino alla radice e, sia chiaro, ribadisco "gatto", perché se mi definissi " gatta" si aprirebbe un mondo a me lontano.
Perché gatto e non tigre o lupo, perché non rondine, aquila, farfalla? Forse in me convivono tratti di ognuna di queste creature, ma in assoluto io sono gatto, così come sento di assomigliare più a un tramonto che all'alba, al mare in tempesta e non ad un placido lago. Mia é la notte stellata, la neve d'inverno, le foglie rosse d'autunno. Sono più vento improvviso, che brezza marina, ho dentro più lampi e tuoni che arcobaleni.




