(...) Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu! (...) dal film Hugò Cabret
mercoledì 13 agosto 2014
domenica 10 agosto 2014
CAPITOLO 41
(…) I tragitti dei viaggiatori coincidono sempre, segretamente, con ricerche iniziatiche che mettono in gioco l’identità. Anche in questo, il viaggiatore e il turista si distinguono radicalmente, e si contrappongono definitivamente. L’uno cerca incessantemente e qualche volta trova, l’altro non cerca alcunché, e neanche lui, di conseguenza, ottiene nulla. (…)
In modo compulsivo, alcuni ritornano nei posti già visitati, ritrovando abitudini da sedentari nel cuore stesso dell’esperienza nomade: andare cinquanta volte in Vietnam, cento volte in Giappone, ritornare sempre sugli stessi luoghi, che strana idea! Questi compulsivi mi fanno pensare ai preti che leggono per tutta la propria vita lo stesso messale, ignorando la ricchezza e la varietà delle biblioteche. Il valore della geografia del pianeta sta prima di tutto nella diversità, nella differenza, nella molteplicità. Fa esultare la passione per il nuovo, per l’inedito, per la novità stravagante. Rivedere qui impedisce di vedere altrove, sostare ripetutamente, perfino agli antipodi, interrompe la corrente delle possibilità nomadi e degli effetti violenti del viaggio sul corpo e sull’anima. Si rischia di stabilire la sedentarietà nel cuore stesso del principio nomade. (…) Michel Onfray. - Filosofia del viaggio
sabato 2 agosto 2014
Capitolo 40
(...) Si lasciano mai le case dell'infanzia? Mai: rimangono sempre dentro di noi, anche quando non esistono piú, anche quando vengono distrutte da ruspe e bulldozer... (...) F. Ozpetek – Rosso Istambul
Scrive Pessoa ne Il libro dell'Inquietudine che i sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti sono assurdi, e così l'ansia per ciò che è impossibile, come la nostalgia di ciò che non c'è mai stato, sono stati d’animo inutili , che non portano in nessun luogo. E la nostalgia per ciò che è stato, che abbiamo vissuto? E’ anch’essa inutile, perché quei momenti mai più torneranno o può diventare un lido dove rifugiare temporaneamente la propria anima quando si sente persa ed ha bisogno di riprendere il respiro? E ancora, come definire quel sentimento che provo ogni volta in cui torno nei luoghi che mi hanno vista bambina, dove ogni angolo, ogni sasso, persino ogni pianta sopravvissuta al tempo, hanno conservato la mia memoria? Sì, perché sono loro a parlarmi delle mie corse in cortile, delle mie scalate sugli alberi, del mio raccogliere fiori, giocare con l’acqua…Sono loro che rievocano me, quando l’aria compresa in quel piccolo cortile, pare contenere ancora l’eco della mia voce di un tempo.
venerdì 1 agosto 2014
Capitolo 39
Quando mi sentivo sola sussurravo il tuo nome, il nostro nome e, trattenendo il respiro, aspettavo un’eco, certa che un giorno avrebbe risposto. K. Hosseini
***
(…) Il nominare una forza, una creatura, una persona o una cosa presenta vari connotati.Nelle culture in cui i nomi sono accuratamente scelti per i loro significati magici o augurali, conoscere il vero nome di qualcuno significa conoscere il percorso esistenziale e gli attributi della sua anima. (...) Clarissa Pinkola Estés – Donne che corrono coi lupi
Iscriviti a:
Commenti (Atom)




