sabato 19 luglio 2014

Capitolo 37


"Belli!", mi dicevo. 
Ho sempre cercato l’armonia e la perfezione negli animali che mi sono vissuti accanto. Poi lui entra nella mia vita: lui e il suo amore per le creature più buffe.
 “A me piacciono i cani brutti!”... e un mondo nuovo si spalancò d’incanto.

***

"Temo che gli animali vedano nell'uomo un essere loro uguale che ha perduto in maniera pericolosa il sano intelletto animale: vedano cioé in lui l’animale delirante,l’animale che ride, l’animale che piange, l’animale infelice." 

F. Nietzsche - La gaia scienza 

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Il mondo di Guenda è da sempre popolato di animali. Il primo, a due anni: un cane da caccia, che di caccia aveva ben poca esperienza, se non quella di puntare, rincorrere e bucare ogni pallone che rotolasse nei pressi del suo naso. 
Una foto sbiadita lo ritrae, in tutta la sua possente mole, accanto alla bambina, di bianco vestita. Lei sta cercando di convincerlo a seguirla, lui si punta con le zampe, quasi fosse di fronte a un patibolo.
 A tre anni Guenda chiese un gatto e le fu regalato un siamese particolarmente miagolante. Poco socievole: ecco come era definito in famiglia. Forse, semplicemente, non apprezzava di starsene immobile fra le braccia della sua padrona, come fosse una bambola di pezza, e, appena fiutava il pericolo di esser sollevato per la soffice coda, se la filava in un istante. 
Poi canarini, pappagalli, criceti e le galline della zia, a cui dava l’insalata dell’orto e che scoprì un giorno, con orrore, essere le stesse che finivano rosolate in padella …per raggiunti limiti di età. 
A sei anni il suo primo vero amore: una gatta dal pelo grigio e occhi d’ambra. Guenda era pronta a fare quel passo che sa di amore incondizionato.
La gatta conquistò il suo cuore nello stesso istante in cui sbucò da sotto il cappotto della signora P. Un gomitolo dallo sguardo spaesato, tanto piccolo, da stare nel palmo di una mano. I loro occhi si incrociarono e le loro menti non si lasciarono mai più, o almeno, non si lasciarono fino al giorno in cui , senza una ragione, della gatta si persero per sempre le tracce.

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