lunedì 14 settembre 2015

CAPITOLO 63



Mi hai parlato ed io ti ho riconosciuto.

Scrivo da sempre per me, come in cerca di una cura capace di spiegare, illuminare, spegnere.
Ho riempito nel tempo quaderni e diari, sigillandone il contenuto, perché nessuna emozione evaporasse.
Un cassetto ha sepolto per anni il mio scrivere; poi ti ho conosciuto e ho riaperto il mio passato. I diari fra le mani, il profumo della carta che mi avvolge.
Pezzi della mia vita attorcigliati alle parole.
Cambi di grafia . Lettere tratteggiate, o incise profondamente come squarci urlati, ripiegati. Rami d’albero in lotta con il vento, simboli indecifrabili, annegati nel mare del nulla.
Pagine con una sola parola ripetuta infinite volte, o con un unico punto al centro del foglio, capace di risucchiare ogni suono, ogni respiro e lacrima.
Ero io: quelle parole erano me e tutti gli altri me.
La mia storia recente ha colmato molte mancanze.
Non so se c’è stato cambiamento in me o se semplicemente è mutato il mio paesaggio. A volte basta uno schiocco di dita per aprire lo sguardo, una frase pronunciata nell’attimo in cui si è predisposti all’ascolto.
Tu mi hai parlato ed io ho riconosciuto nei tuoi, i miei sogni. Forse avevo solo bisogno che il mio tempo fosse pronto ad incontrare il tuo.
Al passato la sua storia e il suo esistere: i miei diari sono ora infiniti coriandoli .

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