martedì 22 settembre 2015

CAPITOLO 64



In  sogno mi ritrovo bambina fra tanti bambini.
So di essere su un’isola. Nei sogni ci sono certezze che non hanno bisogno di esser dimostrate.
Colori ovunque: nelle nostre vesti, nel cielo affollato di aquiloni, nei prati punteggiati di coriandoli in fiore, negli sguardi e nelle voci. Scrivo questo particolare perché tu ogni volta mi chiedi come sia mai possibile che i miei sogni siano colorati e io, ogni volta, a ribadirti che sì, il mio vagare notturno sa d’arcobaleno.
So di sognare e sento di temere il risveglio da quest’isola, da questo unico sentire, privo di barriere e di muri.
Talvolta nei sogni ci sono cambiamenti che giungono all’improvviso, non richiesti, non pensati.
Come un burattino assisto dunque al cambio di scena. Ponti, una miriade di ponti spuntano dal nulla. Sembrano tracciati a caso, disegnati fra le nuvole, sospesi-leggeri-trasparenti. Ogni bambino ne percorre uno e se ne va sulla sua nuova isola.
Una  migrazione di massa, ma solitaria e silenziosa.
Anch'io ho un ponte da attraversare, una nuova isola da ammaestrare: mi ritrovo adulta e mi risveglio.
Resto ancora ad occhi chiusi per qualche minuto, come per trattenere il mio sogno, per riavvolgerlo e capirlo. Mi chiedo il senso del nostro quotidiano costruire.
Miriamo in alto, scocchiamo le nostre frecce, ma poi fatichiamo persino a seguirle con lo sguardo.
Trasformiamo il nostro ponte in ponte levatoio, i coriandoli in fiore in semafori con cui regolare il flusso delle emozioni. Le nostre vesti sono omologate e temiamo il vento a cui affidavamo i nostri aquiloni e con essi i nostri sogni di bambini.

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