Lettera a te...
In questi giorni in cui tu sei così lontano, proiettato a migliaia di chilometri da me, si fermano spesso ad osservarmi. Si piazzano davanti, placidamente acciambellati o seduti con la loro naturale eleganza e mi fissano.
Avverto due fari posizionati su di me, pronti a captare ogni mio movimento, cambio di espressione, segnale corporeo. Restano lì, come in attesa di un cambiamento, muti: sentinelle del mio esser sola.
Poi, talvolta inspiegabilmente sincronizzati, si avvicinano.
Piccoli passi leggeri, silenziosi, la coda ritta, la testa leggermente piegata verso il basso.
Mi offrono la fronte. Un piccolo colpo deciso, come a infondere coraggio, a dirmi della loro presenza e condivisione.
Chissà quali pensieri, se mai ce ne fossero, attraversano le menti dei gatti?
Chissà se le loro emozioni sono equiparabili alle nostre?
Qualche meccanismo, che non è semplice istinto o reazione a una situazione oggettiva, accade: un piccolo miracolo, un contatto fra menti.
Mi piace pensarlo, ha un che di elevato, sublime.
Livelli di vita differenti, che riescono a intrecciarsi, a interagire.

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