mercoledì 29 ottobre 2014

CAPITOLO 51



Tracce a matita

Rileggo il mio passato per guarire. Vorrei alleggerire il cuore e la mente dalle pietre che ho lasciato sedimentare. Disseppellire dolori è un 'impresa faticosa per l'anima. Per poter riprendere un volo interrotto servono attorno appigli stabili, braccia pronte ad accogliere, mani capaci di sostenere. 
***
"Quell'ospedale sa di male.
Lui incrocia per un istante la linea del mio sguardo muto di bambina.
É disteso in un letto anonimo , le lenzuola coprono il suo femore fratturato e tremano a tratti. La malattia, che mina il suo stare immobile, neppure ora ha pietà di lui.
La mia memoria torna alle sue mani di quel giorno . Le rivedo consumate, piagate, incise da profonde rughe.
Quelle sue mani capaci di poesia, mani da elegante artista, compresso, per sopravvivere, nell 'arte di ritinteggiare muri.
Socchiudo gli occhi e le ritrovo abbandonate accanto al suo corpo. Mani malate, ma capaci di creare nuvole in cielo, e case dai tetti così perfetti da diventare vere, e alberi carichi di foglie, paesaggi , mari, angoli di sogno .
Mi fissa senza parlare, vorrei raggiungere ancora la sua voce, ma non abbiamo più tempo ed io lo so. Non mi é più concesso di perdermi nelle sue favole, di cullarmi fra le note delle sue arie antiche. Non più principi e castelli. Non più personaggi strampalati, né filastrocche senza fine.
Mi fissa: io seguo il suo pensiero e tocco le sue mani .
Avverto un calore gelido. Ecco cos'é stato il suo ultimo dono per me: il tocco gelido di una vita che sa di spegnersi .
Mi portano via.
Uno strappo mai risanato, che sanguina ogni volta.
Lui in mostra su un altro letto, solo qualche giorno dopo . La sua corazza rappresa, un guscio inerme e troppo piccolo per contenere intera la sua anima.
Il suo tocco, quel suo ultimo tocco ... e da allora, ogni volta che mi emoziono, è dalle mani che nuova energia fluisce."

lunedì 27 ottobre 2014

CAPITOLO 50


25 Ottobre 2014




Null'altro voglio aggiungere. 
Ciò che è importante sapere
è custodito
nel profondo dei nostri cuori. 
Dai nostri sguardi 
chi ci sta accanto 
potrà cogliere il vero significato 
del cammino che abbiamo intrapreso insieme.

martedì 14 ottobre 2014

CAPITOLO 49

Prendo tempo.
Appena posso, mi allontano dal quotidiano: fosse anche solo per pochi istanti, quelli che bastano a sollevare lo sguardo in cerca di aria nuova.
Tolgo l’audio: voci e rumori diventano suoni confusi in sottofondo.
Non esiste più sole o vento, pioggia o gelo.
Il cielo potrebbe esser un tramonto dipinto in amaranto o un pesante coperchio di piombo. 


Prendo tempo e mi avvicino ai miei pensieri: ci sono tessere del mio mosaico che ancora non hanno trovato un luogo.
Il passato, il futuro: dov’è il ponte che li potrebbe unire?
Agire per se stessi e apparire di pietra o compiacere il mondo   con il rischio di rendere sterili i propri sogni? Non trovo una via di mezzo. 




Anche se la dovessi cercare a oltranza, troverei solo insipide contaminazioni.

Di una cosa sono certa: del poco tempo che mi resta e dell’impossibilità di programmare un decalogo di vita che sia rappresentabile nel tempo reale.
Se mai partorissi un copione perfetto, le variabili della vita lo brucerebbero all’istante.



Scrive Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere  - “L'uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno "schizzo" è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro. “
Prendo tempo.
Prendo il mio tempo e lo vivo .

giovedì 9 ottobre 2014

CAPITOLO 48




Cerchi immagini, nell'interminabile silenzio della notte. 
Dietro il muro delle palpebre, si muovono personaggi usciti dal nulla, ma in ogni loro gesto senti di esserci anche tu. 
Fissi il tuo pensiero e ti leggi, dentro.
La vedi.
E’ un’ombra che percorre lentamente il tuo cortile di bambina e che si sofferma ad ogni passo, compiendo strani gesti, parlando all'aria, ai muri, al vuoto che si è creata attorno.
Tu sai del suo isolamento, la osservi , la descrivi.
L’hai creata tu quell'ombra, nella tua mente e nei tuoi racconti. Ma appartiene a lui che da tempo è lì , in quel cortile.
Ogni giorno vi ritorna, realmente, con i suoi gesti inusuali.
Vorresti fermarlo almeno nei tuoi sogni e chiedergli “ il perché del suo mondo”.
Ma non lo hai mai fatto, per timore di interrompere il suo incanto.
E’ vecchio ormai.
Ti ferisce il fatto che anche nei tuoi racconti il tempo non lo abbia graziato.
Curvo, come per osservar meglio la terra che lo ha accolto e il cammino che ancora segue. Curvo e lento per assaporare ogni istante.
Sposta gli oggetti, secondo una logica solo sua, fissando un ordine alla materia, che poi scomporrà la sera.
Perché questo suo gioco possa riprendere domani e nei giorni a venire.
La sua bicicletta, appoggiata sempre nello stesso punto, getta un'ombra al suolo che ormai è impronta. 
Ogni giorno sistema in equilibrio millimetrico una busta di carta sulla sella, ogni giorno, per collezionare chissà quali tesori trovati nell'erba.
Come quando si è bambini e nulla si vorrebbe gettare, perché ogni cosa pare avere un'anima.
Ora quell’ombra sfuma dai tuoi pensieri, mentre un altro sogno ti accoglie e da quel cortile anch’egli se ne va, leggero.

giovedì 2 ottobre 2014

CAPITOLO 47



"A quanti uomini, presi nel gorgo d'una passione, oppure oppressi, schiacciati dalla tristezza, dalla miseria, farebbe bene pensare che c'è sopra il soffitto il cielo, e che nel cielo ci sono le stelle. Anche se l'esserci delle stelle non ispirasse a loro un conforto religioso, contemplandole, s'inabissa la nostra inferma piccolezza, sparisce nella vacuità degli spazii, e non può non sembrarci misera e vana ogni ragione di tormento."
1916 Si gira - ovvero- 1925 I quaderni di Serafino Gubbio operatore - L. Pirandello

***

Prendi le distanze dal quotidiano. Ecco quello che continui a ripetermi, ironizzando sulla mia maniaca ossessione dell’incasellare ogni dettaglio.
Sorridi tu, quando, trovato finalmente l’ordine ai miei pensieri, altri dubbi mi assalgono, altra quotidianità blocca i miei voli.
Mi vorresti sempre farfalla, a veleggiare, con giusta leggerezza, al di sopra di ciò che non è neppure ragionevolmente aggiustabile.
Tutto scivola via, mi ricordi. Se qualcosa non accade è perché non è ancora giunto il tempo. Ed io nutro il mio vivere di questa tua saggezza così semplice, ma efficace.
Tu ragioni a voce alta, e lo sai e lo ribadisci ogni volta.
Quelle frasi, foriere di serenità, servono anche a te.
Noi.
Noi ci perdiamo spesso nelle stesse paure, ci avvolgiamo entrambi di veli oscuri, spegniamo la luce al mondo talvolta, e abbiamo bisogno di riconoscerci, riflessi l’uno negli occhi dell’altro, per riemergere.

mercoledì 1 ottobre 2014

CAPITOLO 46


PRIMO OTTOBRE



“Rivestire di colori certi giorni d'autunno. Anche a questo serve la memoria."

E’ la frase che ha percorso la mia mente stamattina, mentre osservavo il cielo.
Un ricordo: il mio primo gatto aveva lo stesso suo colore.
Grigio. 
Nel gioco della memoria che riporta in vita il tempo, i miei momenti di bambina trascorsi con lui mi ritornano improvvisamente a colori.
Era grigio, fino alla punta estrema della coda, ma le scintille dei suoi occhi dorati lo rivestivano, ad ogni sguardo, di colore.
Grigio, come quell'unica enorme nuvola che avvolgeva stamane il cielo.
Grigio , con due pupille di un nero così profondo da inghiottirmi . Occhi spalancati a catturare la luce, occhi attenti a seguire ogni mio movimento.
Il giallo, il nero, il grigio e l'allegria che mi investiva ogni volta che tornavo da scuola e lo ritrovavo fedele ad aspettare solo me, davanti al cancello blu.
Di quanti colori era quell'allegria.
Degli stessi colori dei miei sorrisi di bambina.