Cerchi immagini, nell'interminabile silenzio della notte.
Dietro il muro delle palpebre, si muovono personaggi usciti dal nulla, ma in ogni loro gesto senti di esserci anche tu.
Fissi il tuo pensiero e ti leggi, dentro.
La vedi.
E’ un’ombra che percorre lentamente il tuo cortile di bambina e che si sofferma ad ogni passo, compiendo strani gesti, parlando all'aria, ai muri, al vuoto che si è creata attorno.
E’ un’ombra che percorre lentamente il tuo cortile di bambina e che si sofferma ad ogni passo, compiendo strani gesti, parlando all'aria, ai muri, al vuoto che si è creata attorno.
Tu sai del suo isolamento, la osservi , la descrivi.
L’hai creata tu quell'ombra, nella tua mente e nei tuoi racconti. Ma appartiene a lui che da tempo è lì , in quel cortile.
Ogni giorno vi ritorna, realmente, con i suoi gesti inusuali.
Vorresti fermarlo almeno nei tuoi sogni e chiedergli “ il perché del suo mondo”.
Ma non lo hai mai fatto, per timore di interrompere il suo incanto.
E’ vecchio ormai.
Ti ferisce il fatto che anche nei tuoi racconti il tempo non lo abbia graziato.
Curvo, come per osservar meglio la terra che lo ha accolto e il cammino che ancora segue. Curvo e lento per assaporare ogni istante.
Sposta gli oggetti, secondo una logica solo sua, fissando un ordine alla materia, che poi scomporrà la sera.
Perché questo suo gioco possa riprendere domani e nei giorni a venire.
La sua bicicletta, appoggiata sempre nello stesso punto, getta un'ombra al suolo che ormai è impronta.
Ogni giorno sistema in equilibrio millimetrico una busta di carta sulla sella, ogni giorno, per collezionare chissà quali tesori trovati nell'erba.
Come quando si è bambini e nulla si vorrebbe gettare, perché ogni cosa pare avere un'anima.
Ora quell’ombra sfuma dai tuoi pensieri, mentre un altro sogno ti accoglie e da quel cortile anch’egli se ne va, leggero.

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