lunedì 14 dicembre 2015

CAPITOLO 69

QUANDO I GIORNI SONO LUNGHI CHILOMETRI




Quasi un mese. 

Un nuovo interminabile viaggio. 
Terre e mari in mezzo a noi e il Tempo che non scorre. 
Giustificare ogni mattino e cercare nei sogni della notte  una via per arrivare a te. 
Poi il tuo messaggio mi regala un nuovo sorriso.



"Torno a casa, volo da te!!! ...
...
tra poco vado a comprare il biglietto del traghetto...
Devo cercare di farci stare tutto in valigia, devo ricordarmi il check in ...
...
Sto morendo di ansia, ora cerco di rilassarmi e intanto aspetto di vederti..."



venerdì 20 novembre 2015

CAPITOLO 68


Attendere. 
Sospendere il tempo per avvolgerlo velocemente. 
Strano questo incedere degli attimi, dei giorni. 
Strano persino il ticchettio dell’orologio, che mi sembra stonato, zoppicante. 
Ammasso mille impegni nella mia sacca del tempo, e perché non diventi troppo pesante, la scuoto ogni tanto, liberando pensieri, parole, emozioni. 
Attendere e misurare la distanza che ci separa. 
Metri, chilometri infiniti.

lunedì 26 ottobre 2015

CAPITOLO 67


CAPITOLO 66

C’è Tempo e Tempo. O è sempre lo stesso Tempo? Quello trascorso senza te accanto scivola via. Semplicemente se ne va…



Scrive J. Marìas in Un cuore così bianco (…) Anche le cose più indelebili hanno una durata, come quelle che non lasciano traccia o neppure succedono, e se le possiamo prevedere, annotare o registrare o filmare, e ci circondiamo di promemoria ed addirittura cerchiamo di sostituire l’accaduto con la sua mera conferma, registrazione e archiviazione, in modo che ciò che accade realmente non sia, fin dall’inizio, che il nostro annotare o registrare o filmare…pure in quest’ultimo perfezionamento della ripetizione avremo perduto il nostro tempo in cui davvero le cose accadono…e mentre cerchiamo di riviverlo o riprodurlo e impedirgli di fuggire, un tempo diverso gli succederà…(…)….

giovedì 15 ottobre 2015

CAPITOLO 65

Lettera a te...

I gatti percepiscono le mie emozioni. Ne sono certa.
In questi giorni in cui tu sei così lontano, proiettato a migliaia di chilometri da me, si fermano spesso ad osservarmi. Si piazzano davanti, placidamente acciambellati o seduti con la loro naturale eleganza e mi fissano.
Avverto due fari posizionati su di me, pronti a captare ogni mio movimento, cambio di espressione, segnale corporeo. Restano lì, come in attesa di un cambiamento, muti: sentinelle del mio esser sola.
Poi, talvolta inspiegabilmente sincronizzati, si avvicinano.
Piccoli passi leggeri, silenziosi, la coda ritta, la testa leggermente piegata verso il basso.
Mi offrono la fronte. Un piccolo colpo deciso, come a infondere coraggio, a dirmi della loro presenza e condivisione.
Chissà quali pensieri, se mai ce ne fossero, attraversano le menti dei gatti?
Chissà se le loro emozioni sono equiparabili alle nostre?
Qualche meccanismo, che non è semplice istinto o reazione a una situazione oggettiva, accade: un piccolo miracolo, un contatto fra menti.
Mi piace pensarlo, ha un che di elevato, sublime.
Livelli di vita differenti, che riescono a intrecciarsi, a interagire.

martedì 22 settembre 2015

CAPITOLO 64



In  sogno mi ritrovo bambina fra tanti bambini.
So di essere su un’isola. Nei sogni ci sono certezze che non hanno bisogno di esser dimostrate.
Colori ovunque: nelle nostre vesti, nel cielo affollato di aquiloni, nei prati punteggiati di coriandoli in fiore, negli sguardi e nelle voci. Scrivo questo particolare perché tu ogni volta mi chiedi come sia mai possibile che i miei sogni siano colorati e io, ogni volta, a ribadirti che sì, il mio vagare notturno sa d’arcobaleno.
So di sognare e sento di temere il risveglio da quest’isola, da questo unico sentire, privo di barriere e di muri.
Talvolta nei sogni ci sono cambiamenti che giungono all’improvviso, non richiesti, non pensati.
Come un burattino assisto dunque al cambio di scena. Ponti, una miriade di ponti spuntano dal nulla. Sembrano tracciati a caso, disegnati fra le nuvole, sospesi-leggeri-trasparenti. Ogni bambino ne percorre uno e se ne va sulla sua nuova isola.
Una  migrazione di massa, ma solitaria e silenziosa.
Anch'io ho un ponte da attraversare, una nuova isola da ammaestrare: mi ritrovo adulta e mi risveglio.
Resto ancora ad occhi chiusi per qualche minuto, come per trattenere il mio sogno, per riavvolgerlo e capirlo. Mi chiedo il senso del nostro quotidiano costruire.
Miriamo in alto, scocchiamo le nostre frecce, ma poi fatichiamo persino a seguirle con lo sguardo.
Trasformiamo il nostro ponte in ponte levatoio, i coriandoli in fiore in semafori con cui regolare il flusso delle emozioni. Le nostre vesti sono omologate e temiamo il vento a cui affidavamo i nostri aquiloni e con essi i nostri sogni di bambini.

lunedì 14 settembre 2015

CAPITOLO 63



Mi hai parlato ed io ti ho riconosciuto.

Scrivo da sempre per me, come in cerca di una cura capace di spiegare, illuminare, spegnere.
Ho riempito nel tempo quaderni e diari, sigillandone il contenuto, perché nessuna emozione evaporasse.
Un cassetto ha sepolto per anni il mio scrivere; poi ti ho conosciuto e ho riaperto il mio passato. I diari fra le mani, il profumo della carta che mi avvolge.
Pezzi della mia vita attorcigliati alle parole.
Cambi di grafia . Lettere tratteggiate, o incise profondamente come squarci urlati, ripiegati. Rami d’albero in lotta con il vento, simboli indecifrabili, annegati nel mare del nulla.
Pagine con una sola parola ripetuta infinite volte, o con un unico punto al centro del foglio, capace di risucchiare ogni suono, ogni respiro e lacrima.
Ero io: quelle parole erano me e tutti gli altri me.
La mia storia recente ha colmato molte mancanze.
Non so se c’è stato cambiamento in me o se semplicemente è mutato il mio paesaggio. A volte basta uno schiocco di dita per aprire lo sguardo, una frase pronunciata nell’attimo in cui si è predisposti all’ascolto.
Tu mi hai parlato ed io ho riconosciuto nei tuoi, i miei sogni. Forse avevo solo bisogno che il mio tempo fosse pronto ad incontrare il tuo.
Al passato la sua storia e il suo esistere: i miei diari sono ora infiniti coriandoli .

sabato 25 luglio 2015

CAPITOLO 62


Vivere il viaggio e diventarne "passaggio" e "meta"


Una città, una spiaggia, la cima di un monte, la riva di un lago, un tramonto dall’alto di un grattacielo non sono uguali per tutti e non saranno mai uguali neppure per noi stessi.




… La vacanza al mare nella mia mente aveva inizio anche un mese prima della partenza. Immagini fatte esclusivamente di emozioni andavano a creare la mia spiaggia, le mie onde, il profumo di eucalipto e rosmarino.
Chiudevo gli occhi ed ero già là, in acqua, cullata dal mare, ricoperta di sale e sabbia.
Se da una parte, dunque, avrei voluto abbattere la barriera del Tempo, perché le immagini diventassero all’istante realtà, dall’altra lo spezzare le radici, seppur temporaneamente, mi creava disagio.
La mia casa, il mio cortile, la nonna affacciata al balcone, le giornate estive trascorse con i cugini: … radici profonde.
Apparirà forse banale, ma nei miei assilli di bambina pesava anche il non poter portare con me la mia gatta.
La nostra simbiosi avrebbe viaggiato solo attraverso emozioni difficili da catalogare.
Come un click, un segnale ritmicamente presente, un sottofondo rassicurante, ma non tangibile.
Io, distante chilometri.
Lei, dritta davanti al cancello, in attesa.
Così restava per ore, mi raccontava poi la nonna, fino al giorno del mio ritorno, quando, come guidata da chissà quale istinto o sensazione, iniziava la sua marcia dalla porta di casa mia al cancello, dal cancello alla porta…



lunedì 13 luglio 2015

CAPITOLO 61




Un condizionatore: mai!





.... e mai tanto altro.



Poi arrivi tu nella mia vita. 


Per me tutto era bianco o nero. 


Rigidità. Schemi. Muri. Scomparti.


Impalcature a sostegno delle fragilità del mio essere.


Nessuno mi aveva mai domandato e io non ponevo domande. 


Tu mi dicesti di temere il mio sguardo. 


Che potere aveva il mio osservarti? 



giovedì 2 luglio 2015

CAPITOLO 60



Guenda sfoglia un vecchio album di famiglia. 

Il tempo e i ricordi sono incastonati in semplici scatti.

I suoi pensieri si arrestano. C’è una fotografia in bianco e nero che la ritrae fra le braccia della nonna. 

Una foto: il gioco fra la luce e il tempo, capace di fermare un attimo che non si ripeterà più. 

Un attimo che, pur nella sua perpetua stabilità, può   risvegliare voci, colori, profumi sepolti nell’oblio.

Una foto è l’antitesi della vita: è un attimo immobile, neutro, per chi non lo ha vissuto.

lunedì 15 giugno 2015

CAPITOLO 59

Quante volte ho intrapreso il cammino del racconto, per poi arenarmi lungo il viaggio, perché i pensieri che animano come onde la mente, diventano immobili una volta tradotti in simboli grafici.




“ Talvolta, la domenica, mio padre ci accompagnava in auto fino in via D.
Cinquanta metri era poi la distanza da percorrere a piedi, fino alla casa del nonno. Una casa d’epoca, dai muri grigi e i balconi in ferro battuto.
Cinquanta metri di corsa fino al vecchio portone. Una corsa per sfidare il tempo.
Cuore in gola e respiro affannoso: dovevo esser la prima a varcare la soglia, la prima a gridare “arriviamo”, la prima a gettare uno sguardo sul cortile che sapeva di antico. Lastre di granito e terra battuta; grosse pietre in un angolo, giunte chissà da dove; qualche vaso di cemento con ciuffi di menta.
Dovevo essere la prima anche a superare l’oscurità dell’androne, a salire i gradini di pietra consunta, battendo la ringhiera arrugginita per  scacciare i mostri e i draghi che lì dimoravano, trattenendo il fiato per non respirare l’odore di vecchio che mi entrava sotto pelle. Meglio i mostri dell’infanzia o le paure del presente?
La casa del nonno era al primo piano: il suo ingresso dava su un ballatoio aperto. D’inverno vi spirava un vortice siberiano che toglieva il fiato.
Ricordo una porta doppia: la prima in legno scuro, la seconda di vetro smerigliato e in mezzo, sulla destra, un’infinità di oggetti appesi e una bilancia a piatti richiusa, sola, sul suo chiodo. Una bilancia: il peso dei ricordi.
Il regno del nonno era uno spazio in miniatura. Due stanze divise da un atrio che fungeva da ingresso, sgabuzzino, appendi-tutto. Un porta-abiti, una cassapanca, qualche scatola a riempire quell’angolo.
A sinistra la camera da letto. Una finestra con le persiane perennemente chiuse, un letto altissimo e lugubre, con due cuscini fuori misura in piuma d’oca sul fondo; due comodini alti quanto me; un armadio dalle ante scricchiolanti; due sedie con la seduta damascata. Non ho mai amato quel buio.
A destra il cuore della casa del nonno. Il suo spazio vivo.
Suoni, colori, profumi condensati in pochi metri quadri. Una radio con un enorme altoparlante in bachelite sempre accesa; i suoi schizzi su cartoncini; barattoli affollati di pennelli e matite.
Il mobile sotto la finestra era uno scrigno di essenze profumate, pennini, strani attrezzi di lavoro, taglierini, calamite.
E i tanti barattoli di colori in polvere…se chiudo gli occhi, quell’arcobaleno mi invade ancora la mente. Il colore della vita.
Il nonno viveva facendo l’imbianchino, ma era un pittore, un pittore di anime.”

mercoledì 10 giugno 2015

CAPITOLO 58

...i tuoi occhi si faranno teatro...


Guenda guarda allo specchio la sua figura riflessa.

Si avvicina, fino a sfiorare quella superficie liscia e gelida. Ne assorbe il freddo immobile e scava con i suoi occhi lo sguardo di colei che le sta davanti.

Nulla. Nessuna risposta.

Le immagini sfumano e i contorni sbiadiscono quando si vuole raggiungere ciò che deve restare lontano da noi.

Gli occhi non possono mettere a fuoco a distanze troppo ravvicinate; così pure la mente.

Distacco. 

Ci vuole distacco, perché i pensieri restino lucidi, netti. 

Con un sospiro Guenda si allontana di un passo e volge altrove il suo sguardo.

“ Togli ogni specchio dalla tua via. Leva il sipario e i tuoi occhi si faranno teatro.” – le grida una voce in fondo al cuore .

martedì 9 giugno 2015

CAPITOLO 57

Scrivere è sempre nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto. 

I. Calvino - Se una notte d'inverno un viaggiatore



Dava forma ai suoi pensieri, modellandoli come origami.
Foglietti multicolori carichi di parole, allineati sulla porta e sugli oggetti di quella stanza, a scandire il tempo.
Erano ponte e passaggio per le emozioni; trampolino da cui gridare un'assenza; rifugio dove fermarsi e attendere.


domenica 17 maggio 2015

CAPITOLO 56


Vorrei pensare con la tua voce


I ricordi rimangono.
Perdono solo in parte i colori: la lontananza li rende più tenui.
La voce, per contro, è ciò che è più difficile preservare.
Svanisce.
Se si ripercorrono con il pensiero le frasi , le battute, le dichiarazioni fatte da chi ci è stato accanto, la nostra memoria è in grado di rimontarle  alla perfezione, con tanto di scena di contorno, ma prive di suono o vestite del nostro suono.
In questi giorni di lontananza, vorrei poter pensare con la tua voce...

giovedì 14 maggio 2015

CAPITOLO 55

"Sei tu l'albero della vita?"




(…) Ora tutto era a posto, il mondo era in ordine, solo ora era stato trovato il paradiso,
Pictor non era più un vecchio albero intristito, ora cantava forte Pictor. Vittoria.
Era trasformato. E poiché questa volta aveva raggiunto la vera, l'eterna
trasformazione, perché da una metà era diventato un tutto, da quell’istante poté continuare a trasformarsi, tanto, quanto voleva. Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni ora.(…) Favola d’Amore – H.Hesse


mercoledì 13 maggio 2015

CAPITOLO 54


Nel vero amore
è l’anima che abbraccia il corpo.
F. Nietzsche



... ripetimelo sempre, ogni giorno, che mi ami. Fammelo sentire, vedere, intuire. Io so del tuo amore, lo vedo nei tuoi occhi, lo ascolto in ogni tua parola. Ma tu continua a ripetermelo...