lunedì 1 dicembre 2014

CAPITOLO 53



"Aveva l’impressione che qualcosa nel suo intimo fosse cambiato in modo così netto da udirne perfino il rumore, come uno scatto metallico."
H. Murakani – 1Q84




***


Come fanno paura talvolta i cambiamenti.
Confini e argini si annullano.
L’ebrezza del nuovo
instilla energia sconosciuta sotto pelle, 

ma,
ad ogni salto nel vuoto, 
il respiro si arresta
per infiniti secondi.





martedì 18 novembre 2014

CAPITOLO 52




Crono e Kairos
 Il tempo logico e sequenziale e il tempo indeterminato, nel quale qualcosa accade.

***

Il tempo

ha attraversato la mia vita

e ha lasciato solchi.

Ha scavato la mia pelle,

ma non ha intaccato

i sogni.

***

"Non si conobbero mai.

La loro storia si intrecciò solo nel tempo dei sogni, nelle lunghe notti insonni, nelle parole scritte e in quelle sussurrate al vento o gridate dall’alto di una scogliera. I loro nomi divennero trama e ordito di una convivenza mai esistita: come notte e giorno, luce e ombra.

Le loro vite si sfiorarono molte volte, ma erano l’uno inconsapevole dell’altra e non si riconobbero. Credevano che quell’Amore modellato nei loro pensieri, mai potesse realizzarsi, diventare vero, tangibile.

Eppure più di una volta i loro passi percorsero lo stesso cammino.

Lei creatura del mare. Lui aggrappato ai monti.

Sognavano entrambi il grande Amore, quello perfetto, che fa scoppiare il cuore, che toglie il fiato, che brucia la pelle.

Lei lo aveva creato; lui l’aveva creata.

La proiezione dei loro sogni abitava in una dimensione ignota al resto del mondo.

Ebbero due vite definite normali, ma ogni volta che il Tempo si prendeva i suoi spazi, quando il silenzio riusciva ad avvolgerli e le stelle in cielo brillavano a tal punto da sembrare diamanti, ecco che il pensiero tornava all’Amore sognato.

Nuove lettere allora venivano scritte e mai inviate. Lettere e parole da stringere con nastri colorati, da rileggere e chiudere in cassetti segreti, da sfiorare con le mani, perché , per incanto, da esse un giorno l’Amore si materializzasse.

“Cercami…ti troverò…il nostro mondo…noi… insieme per sempre…” 
Stesse parole incise nei cuori e ripetute sui tanti fogli bianchi. "

...







mercoledì 29 ottobre 2014

CAPITOLO 51



Tracce a matita

Rileggo il mio passato per guarire. Vorrei alleggerire il cuore e la mente dalle pietre che ho lasciato sedimentare. Disseppellire dolori è un 'impresa faticosa per l'anima. Per poter riprendere un volo interrotto servono attorno appigli stabili, braccia pronte ad accogliere, mani capaci di sostenere. 
***
"Quell'ospedale sa di male.
Lui incrocia per un istante la linea del mio sguardo muto di bambina.
É disteso in un letto anonimo , le lenzuola coprono il suo femore fratturato e tremano a tratti. La malattia, che mina il suo stare immobile, neppure ora ha pietà di lui.
La mia memoria torna alle sue mani di quel giorno . Le rivedo consumate, piagate, incise da profonde rughe.
Quelle sue mani capaci di poesia, mani da elegante artista, compresso, per sopravvivere, nell 'arte di ritinteggiare muri.
Socchiudo gli occhi e le ritrovo abbandonate accanto al suo corpo. Mani malate, ma capaci di creare nuvole in cielo, e case dai tetti così perfetti da diventare vere, e alberi carichi di foglie, paesaggi , mari, angoli di sogno .
Mi fissa senza parlare, vorrei raggiungere ancora la sua voce, ma non abbiamo più tempo ed io lo so. Non mi é più concesso di perdermi nelle sue favole, di cullarmi fra le note delle sue arie antiche. Non più principi e castelli. Non più personaggi strampalati, né filastrocche senza fine.
Mi fissa: io seguo il suo pensiero e tocco le sue mani .
Avverto un calore gelido. Ecco cos'é stato il suo ultimo dono per me: il tocco gelido di una vita che sa di spegnersi .
Mi portano via.
Uno strappo mai risanato, che sanguina ogni volta.
Lui in mostra su un altro letto, solo qualche giorno dopo . La sua corazza rappresa, un guscio inerme e troppo piccolo per contenere intera la sua anima.
Il suo tocco, quel suo ultimo tocco ... e da allora, ogni volta che mi emoziono, è dalle mani che nuova energia fluisce."

lunedì 27 ottobre 2014

CAPITOLO 50


25 Ottobre 2014




Null'altro voglio aggiungere. 
Ciò che è importante sapere
è custodito
nel profondo dei nostri cuori. 
Dai nostri sguardi 
chi ci sta accanto 
potrà cogliere il vero significato 
del cammino che abbiamo intrapreso insieme.

martedì 14 ottobre 2014

CAPITOLO 49

Prendo tempo.
Appena posso, mi allontano dal quotidiano: fosse anche solo per pochi istanti, quelli che bastano a sollevare lo sguardo in cerca di aria nuova.
Tolgo l’audio: voci e rumori diventano suoni confusi in sottofondo.
Non esiste più sole o vento, pioggia o gelo.
Il cielo potrebbe esser un tramonto dipinto in amaranto o un pesante coperchio di piombo. 


Prendo tempo e mi avvicino ai miei pensieri: ci sono tessere del mio mosaico che ancora non hanno trovato un luogo.
Il passato, il futuro: dov’è il ponte che li potrebbe unire?
Agire per se stessi e apparire di pietra o compiacere il mondo   con il rischio di rendere sterili i propri sogni? Non trovo una via di mezzo. 




Anche se la dovessi cercare a oltranza, troverei solo insipide contaminazioni.

Di una cosa sono certa: del poco tempo che mi resta e dell’impossibilità di programmare un decalogo di vita che sia rappresentabile nel tempo reale.
Se mai partorissi un copione perfetto, le variabili della vita lo brucerebbero all’istante.



Scrive Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere  - “L'uomo vive ogni cosa subito, per la prima volta, senza preparazioni. Come un attore che entra in scena senza avere mai provato. Ma che valore può avere la vita se la prima prova è già la vita stessa? Per questo la vita somiglia sempre ad uno schizzo. Ma nemmeno "schizzo" è la parola giusta, perché uno schizzo è sempre un abbozzo di qualcosa, la preparazione di un quadro, mentre lo schizzo che è la nostra vita è uno schizzo di nulla, un abbozzo senza quadro. “
Prendo tempo.
Prendo il mio tempo e lo vivo .

giovedì 9 ottobre 2014

CAPITOLO 48




Cerchi immagini, nell'interminabile silenzio della notte. 
Dietro il muro delle palpebre, si muovono personaggi usciti dal nulla, ma in ogni loro gesto senti di esserci anche tu. 
Fissi il tuo pensiero e ti leggi, dentro.
La vedi.
E’ un’ombra che percorre lentamente il tuo cortile di bambina e che si sofferma ad ogni passo, compiendo strani gesti, parlando all'aria, ai muri, al vuoto che si è creata attorno.
Tu sai del suo isolamento, la osservi , la descrivi.
L’hai creata tu quell'ombra, nella tua mente e nei tuoi racconti. Ma appartiene a lui che da tempo è lì , in quel cortile.
Ogni giorno vi ritorna, realmente, con i suoi gesti inusuali.
Vorresti fermarlo almeno nei tuoi sogni e chiedergli “ il perché del suo mondo”.
Ma non lo hai mai fatto, per timore di interrompere il suo incanto.
E’ vecchio ormai.
Ti ferisce il fatto che anche nei tuoi racconti il tempo non lo abbia graziato.
Curvo, come per osservar meglio la terra che lo ha accolto e il cammino che ancora segue. Curvo e lento per assaporare ogni istante.
Sposta gli oggetti, secondo una logica solo sua, fissando un ordine alla materia, che poi scomporrà la sera.
Perché questo suo gioco possa riprendere domani e nei giorni a venire.
La sua bicicletta, appoggiata sempre nello stesso punto, getta un'ombra al suolo che ormai è impronta. 
Ogni giorno sistema in equilibrio millimetrico una busta di carta sulla sella, ogni giorno, per collezionare chissà quali tesori trovati nell'erba.
Come quando si è bambini e nulla si vorrebbe gettare, perché ogni cosa pare avere un'anima.
Ora quell’ombra sfuma dai tuoi pensieri, mentre un altro sogno ti accoglie e da quel cortile anch’egli se ne va, leggero.

giovedì 2 ottobre 2014

CAPITOLO 47



"A quanti uomini, presi nel gorgo d'una passione, oppure oppressi, schiacciati dalla tristezza, dalla miseria, farebbe bene pensare che c'è sopra il soffitto il cielo, e che nel cielo ci sono le stelle. Anche se l'esserci delle stelle non ispirasse a loro un conforto religioso, contemplandole, s'inabissa la nostra inferma piccolezza, sparisce nella vacuità degli spazii, e non può non sembrarci misera e vana ogni ragione di tormento."
1916 Si gira - ovvero- 1925 I quaderni di Serafino Gubbio operatore - L. Pirandello

***

Prendi le distanze dal quotidiano. Ecco quello che continui a ripetermi, ironizzando sulla mia maniaca ossessione dell’incasellare ogni dettaglio.
Sorridi tu, quando, trovato finalmente l’ordine ai miei pensieri, altri dubbi mi assalgono, altra quotidianità blocca i miei voli.
Mi vorresti sempre farfalla, a veleggiare, con giusta leggerezza, al di sopra di ciò che non è neppure ragionevolmente aggiustabile.
Tutto scivola via, mi ricordi. Se qualcosa non accade è perché non è ancora giunto il tempo. Ed io nutro il mio vivere di questa tua saggezza così semplice, ma efficace.
Tu ragioni a voce alta, e lo sai e lo ribadisci ogni volta.
Quelle frasi, foriere di serenità, servono anche a te.
Noi.
Noi ci perdiamo spesso nelle stesse paure, ci avvolgiamo entrambi di veli oscuri, spegniamo la luce al mondo talvolta, e abbiamo bisogno di riconoscerci, riflessi l’uno negli occhi dell’altro, per riemergere.

mercoledì 1 ottobre 2014

CAPITOLO 46


PRIMO OTTOBRE



“Rivestire di colori certi giorni d'autunno. Anche a questo serve la memoria."

E’ la frase che ha percorso la mia mente stamattina, mentre osservavo il cielo.
Un ricordo: il mio primo gatto aveva lo stesso suo colore.
Grigio. 
Nel gioco della memoria che riporta in vita il tempo, i miei momenti di bambina trascorsi con lui mi ritornano improvvisamente a colori.
Era grigio, fino alla punta estrema della coda, ma le scintille dei suoi occhi dorati lo rivestivano, ad ogni sguardo, di colore.
Grigio, come quell'unica enorme nuvola che avvolgeva stamane il cielo.
Grigio , con due pupille di un nero così profondo da inghiottirmi . Occhi spalancati a catturare la luce, occhi attenti a seguire ogni mio movimento.
Il giallo, il nero, il grigio e l'allegria che mi investiva ogni volta che tornavo da scuola e lo ritrovavo fedele ad aspettare solo me, davanti al cancello blu.
Di quanti colori era quell'allegria.
Degli stessi colori dei miei sorrisi di bambina.

domenica 28 settembre 2014

CAPITOLO 45




(...)Se non esci da te stesso, non puoi sapere chi sei. (...) 
Il racconto dell'isola sconosciuta - J. Saramago

***
L’altro gatto che è in me



Guardare il bianco di un foglio e vedervi scorrere i pensieri, senza poterli catturare.
Parole e suoni non lasciano alcun segno.
Abbandono le rime e i versi: oggi non bastano a descrivermi, né a incapsulare quello che mi esplode nel cuore.
Mi disegno, mi ritraggo" gatto", anzi " gatti": il gatto visibile al mondo e l'altro gatto che è in me, quello più nascosto .
Pochi tratti irriverenti, perché l'autoironia mi fa veleggiare oltre il quotidiano.
Hanno orecchie esagerate i gatti che spuntano dalla mia matita, come le mie.
Baffi lunghi, un 'opzione che a me fortunatamente manca.
Un corpo che si plasma in pose assurde, a sfidare la gravità.
Nessun fiocchetto o fronzolo: sono per l'essenziale anche io.
Sono gatto fino alla radice e, sia chiaro, ribadisco "gatto", perché se mi definissi " gatta" si aprirebbe un mondo a me lontano.
Perché gatto e non tigre o lupo, perché non rondine, aquila, farfalla? Forse in me convivono tratti di ognuna di queste creature, ma in assoluto io sono gatto, così come sento di assomigliare più a un tramonto che all'alba, al mare in tempesta e non ad un placido lago. Mia é la notte stellata, la neve d'inverno, le foglie rosse d'autunno. Sono più vento improvviso, che brezza marina, ho dentro più lampi e tuoni che arcobaleni.

CAPITOLO 44




"Prendete la vita con leggerezza, che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall'alto, non avere macigni sul cuore." Italo  Calvino -  Lezioni Americane




sabato 6 settembre 2014

CAPITOLO 43

"I cuori non saranno mai una cosa pratica finché non ne inventeranno di infrangibili. "  Il mago di Oz 




Perché un libro mi tocca il cuore? Perché talvolta trovo nuove domande da pormi, anziché risposte scontate.


Perché  ho la sensazione di appartenere alla storia narrata e di dover in qualche modo rispondere ad un richiamo stampato su carta. 


Perché è straordinario lasciarsi coinvolgere dalla magia della disposizione delle parole, come esistesse un’ikebana dei termini. E in questa abilità alcuni autori sono unici.


e " Rosso Istanbul" di F. Ozpetek, con quella sua domanda " when was the last time you did something for the first time?"... mi ha rapito il cuore.

mercoledì 13 agosto 2014

CAPITOLO 42


(...) Mi piace immaginare che il mondo sia un unico grande meccanismo. Le macchine non hanno pezzi in più. Hanno esattamente il numero e il tipo di pezzi che servono. Così io penso che se il mondo è una grande macchina, io devo essere qui per qualche motivo. E anche tu! (...) dal film Hugò Cabret

domenica 10 agosto 2014

CAPITOLO 41


(…) I tragitti dei viaggiatori coincidono sempre, segretamente, con ricerche iniziatiche che mettono in gioco l’identità. Anche in questo, il viaggiatore e il turista si distinguono radicalmente, e si contrappongono definitivamente. L’uno cerca incessantemente e qualche volta trova, l’altro non cerca alcunché, e neanche lui, di conseguenza, ottiene nulla. (…)
In modo compulsivo, alcuni ritornano nei posti già visitati, ritrovando abitudini da sedentari nel cuore stesso dell’esperienza nomade: andare cinquanta volte in Vietnam, cento volte in Giappone, ritornare sempre sugli stessi luoghi, che strana idea! Questi compulsivi mi fanno pensare ai preti che leggono per tutta la propria vita lo stesso messale, ignorando la ricchezza e la varietà delle biblioteche. Il valore della geografia del pianeta sta prima di tutto nella diversità, nella differenza, nella molteplicità. Fa esultare la passione per il nuovo, per l’inedito, per la novità stravagante. Rivedere qui impedisce di vedere altrove, sostare ripetutamente, perfino agli antipodi, interrompe la corrente delle possibilità nomadi e degli effetti violenti del viaggio sul corpo e sull’anima. Si rischia di stabilire la sedentarietà nel cuore stesso del principio nomade. (…)  Michel Onfray. - Filosofia del viaggio

sabato 2 agosto 2014

Capitolo 40



(...) Si lasciano mai le case dell'infanzia? Mai: rimangono sempre dentro di noi, anche quando non esistono piú, anche quando vengono distrutte da ruspe e bulldozer... (...) F. Ozpetek – Rosso Istambul


Scrive Pessoa ne Il libro dell'Inquietudine che i sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti sono assurdi, e così l'ansia per ciò che è impossibile, come la nostalgia di ciò che non c'è mai stato, sono stati d’animo inutili , che non portano in nessun luogo. E la nostalgia per ciò che è stato, che abbiamo vissuto? E’ anch’essa inutile, perché quei momenti mai più torneranno o può diventare un lido dove rifugiare temporaneamente la propria anima quando si sente persa ed ha bisogno di riprendere il respiro? E ancora, come definire quel sentimento che provo ogni volta in cui torno nei luoghi che mi hanno vista bambina, dove ogni angolo, ogni sasso, persino ogni pianta sopravvissuta al tempo, hanno conservato la mia memoria? Sì, perché sono loro a parlarmi delle mie corse in cortile, delle mie scalate sugli alberi, del mio raccogliere fiori, giocare con l’acqua…Sono loro che rievocano me, quando  l’aria compresa in quel piccolo cortile, pare contenere ancora l’eco della mia voce di un tempo.

venerdì 1 agosto 2014

Capitolo 39



Quando mi sentivo sola sussurravo il tuo nome, il nostro nome e, trattenendo il respiro, aspettavo un’eco, certa che un giorno avrebbe risposto. K. Hosseini

***

(…) Il nominare una forza, una creatura, una persona o una cosa presenta vari connotati.Nelle culture in cui i nomi sono accuratamente scelti per i loro significati magici o augurali, conoscere il vero nome di qualcuno significa conoscere il percorso esistenziale e gli attributi della sua anima. (...) Clarissa Pinkola Estés – Donne che corrono coi lupi

martedì 29 luglio 2014

Capitolo 38



(...)Una delle questioni meno discusse dell’individuazione dell’io è che, quando si accende una grande luce nell’oscurità della psiche, le ombre, là dove la luce non arriva, diventano più scure. Pertanto, quando illuminiamo una qualche parte della psiche, altrove si addensa una più profonda oscurità. E non si può lasciarla perdere. La chiave, le domande, non possono essere nascoste o dimenticate. Le domande vanno poste, e devono ricevere risposta. Il lavoro più profondo è di solito il più buio. (...)


(...) Se dovessimo elencare tutte le perdite subite fino a questo momento dalla nostra vita, rammentando i tempi in cui eravamo deluse, impotenti contro il tormento, con la fantasia carica di glassature e fronzoli, capiremmo che quelli sono i luoghi vulnerabili della nostra psiche. É a queste parti deprivate che il predatore fa appello.(...) 

(...) Psicologicamente i ragazzi e le ragazze sono come addormentati rispetto al fatto di essere prede. La vita potrebbe essere molto più semplice e molto meno dolorosa se tutti gli esseri umani nascessero già ben svegli. In realtà cosi non è: noi nasciamo tutti "anlagen", come potenzialmente al centro di una cellula.In biologia l' anlage è quella parte della cellula che si definisce " quel che diventerà". All'interno dell' anlage si trova la sostanza primaria che il tempo svilupperà.(…) 
C.P. Estés - Donne che corrono coi lupi

sabato 19 luglio 2014

Capitolo 37


"Belli!", mi dicevo. 
Ho sempre cercato l’armonia e la perfezione negli animali che mi sono vissuti accanto. Poi lui entra nella mia vita: lui e il suo amore per le creature più buffe.
 “A me piacciono i cani brutti!”... e un mondo nuovo si spalancò d’incanto.

***

"Temo che gli animali vedano nell'uomo un essere loro uguale che ha perduto in maniera pericolosa il sano intelletto animale: vedano cioé in lui l’animale delirante,l’animale che ride, l’animale che piange, l’animale infelice." 

F. Nietzsche - La gaia scienza 

***


Il mondo di Guenda è da sempre popolato di animali. Il primo, a due anni: un cane da caccia, che di caccia aveva ben poca esperienza, se non quella di puntare, rincorrere e bucare ogni pallone che rotolasse nei pressi del suo naso. 
Una foto sbiadita lo ritrae, in tutta la sua possente mole, accanto alla bambina, di bianco vestita. Lei sta cercando di convincerlo a seguirla, lui si punta con le zampe, quasi fosse di fronte a un patibolo.
 A tre anni Guenda chiese un gatto e le fu regalato un siamese particolarmente miagolante. Poco socievole: ecco come era definito in famiglia. Forse, semplicemente, non apprezzava di starsene immobile fra le braccia della sua padrona, come fosse una bambola di pezza, e, appena fiutava il pericolo di esser sollevato per la soffice coda, se la filava in un istante. 
Poi canarini, pappagalli, criceti e le galline della zia, a cui dava l’insalata dell’orto e che scoprì un giorno, con orrore, essere le stesse che finivano rosolate in padella …per raggiunti limiti di età. 
A sei anni il suo primo vero amore: una gatta dal pelo grigio e occhi d’ambra. Guenda era pronta a fare quel passo che sa di amore incondizionato.
La gatta conquistò il suo cuore nello stesso istante in cui sbucò da sotto il cappotto della signora P. Un gomitolo dallo sguardo spaesato, tanto piccolo, da stare nel palmo di una mano. I loro occhi si incrociarono e le loro menti non si lasciarono mai più, o almeno, non si lasciarono fino al giorno in cui , senza una ragione, della gatta si persero per sempre le tracce.

giovedì 10 luglio 2014

Capitolo 36



...soltanto l’umorismo (la trovata forse più singolare e geniale dell’umanità) compie l’impossibile, illumina e unisce tutte le zone della natura umana.
Hermann Hesse - Il lupo della steppa, 1927
***

L’intelligenza non è solo la capacità di ragionare: è anche la capacità di trovare materiale pertinente nella memoria e di usare l’attenzione quando occorre farlo.
Daniel Kahneman - Pensieri lenti e veloci

sabato 24 maggio 2014

Capitolo 35


...in bianco e nero, perché talvolta i ricordi sono così, a tinte neutre, come se il colore non bastasse a colmare i vuoti del passato...


***
(…)Il termine “illusione” ci fa pensare innanzitutto a illusioni ottiche, perché noi tutti abbiamo familiarità con immagini ingannevoli. Ma la visione non è l’unico regno dell’illusione; anche la memoria, come più in generale il pensiero, è soggetta a illudersi.(…) La parola evoca ricordi, che evocano emozioni, che a loro volta evocano espressioni del volto e altre reazioni… Tutto questo accade in fretta e simultaneamente, riproducendo un modello di risposte cognitive, emozionali e fisiche…(…)
Daniel Kahneman – Pensieri lenti e veloci



mercoledì 21 maggio 2014

Capitolo 34



L’amore può portarti all’inferno. Ma se sei fortunato, se sei molto fortunato, ti riporterà indietro


(…)L’amore ha molte facce. E, se ami, devi essere abbastanza forte da saperle considerate tutte. Io credo che l’essenza della “philia” sia molto più dura, molto più crudele di quanto ci piaccia ammettere. C’è una cosa senza la quale la “philia” non può esistere e non è questione di sensazioni, ma di volontà. “Philia” – l’amore adeguato al tuo branco- è la volontà di fare qualcosa per coloro che fanno parte del branco, anche se non vuoi farlo, anche se ti fa orrore e ti disgusta e anche se, alla fine, potresti dover pagare un prezzo molto alto, forse più alto di quanto tu possa sopportare. Lo fai perché devi. Può darsi che tu non sia mai costretto a farlo, ma devi essere sempre pronto a farlo. L’amore a volte è disgustoso. L’amore può dannarti per l’eternità. L’amore può portarti all’inferno. Ma se sei fortunato, se sei molto fortunato, ti riporterà indietro.(…) 
M. Rowlands – Il lupo e il filosofo 


***


… “ ti riporterà indietro” è questa la chiave di volta dell’Amore, perché:

Se ci sono giorni
in cui le onde
devastano i miei castelli in riva al mare,
come respiri di nulla,  
in altri
la sabbia bagnata torna
a scivolare fra le mie dita,
per prender forma
in nuove torri gotiche.
E questo racconto,
che è il nostro racconto e la nostra vita,
mai avrà fine .
L’Amore ci riporterà indietro,
ci mostrerà l’essenza,
ci farà da rifugio
e sarà la nostra ragione
."

***

Nulla accade senza un perché, e forse è rassicurante illudersi che alcuni fatti della vita accadono perché siamo noi predisposti ad accoglierli e a coltivarli. Perché corriamo loro incontro o inconsciamente, da sempre, li abbiamo cercati.

E così è accaduto oggi, quando ti ho rivisto, dopo quasi trent’anni di attesa. 
Il tempo ha modellato il mio spirito, ha segnato solchi sul mio corpo, ma ha lasciato intatta la memoria. 
Ti ho incontrato dopo averti a lungo cercato, dopo quella volta in cui le nostre vite si erano sfiorate.
E’ successo tanti anni fa, eravamo ragazzi. Ti vedo ora, come fosse quel giorno.
Stai uscendo da scuola, sei accanto ad altri ragazzi e state parlando. Tu sorridi alle battute di un compagno. Hai un fare garbato. 
Mi passi accanto, quando qualcosa ti fa rallentare.
Un foglio scivola dalle mie mani e finisce per terra. Ti pieghi, lo afferri e me lo porgi.
I nostri occhi, come due calamite, si incrociano per qualche secondo ed io sento la tua vita scorrere dentro di me. Un semplice sguardo: le parole inutili dettagli.
I tuoi occhi catturano il mio viso e il tempo si ferma, si congela. 
Quel tempo, quell’istante sarà per sempre così.
Poi tutto si scioglie in invisibili frammenti, le parole non dette restano sospese nell’aria e la tua vita torna a fluire in un fiume che non sarà più il mio.
Io però so già,  da quel lontano giorno del passato, che  ti ricorderai di me.
Quando ci ritroveremo e tu mi dirai “ sono certo di averti già incontrata” , io capirò che nulla accade senza un perché. 

E dopo quella volta che ne è stato di noi? La nostra vita, la mia e la tua, hanno seguito corsi distinti, avvicinandosi, forse fino a sfiorarsi, in chissà quali altre occasioni. 
Tu mi racconti ora di quel passato che appartiene a te e al tuo mondo. 
Io colgo nelle tue parole immagini di un tempo che è trascorso poco distante da me e null'altro posso fare, se non gioire del fatto di averti ritrovato. 
Due nuvole di un unico temporale, gocce dello stesso torrente, fiori nati sullo stesso ramo: ecco cosa siamo stati. 

venerdì 25 aprile 2014

Capitolo 33



(...)Non esiste alcuna certezza che Dio abbia affidato davvero all’uomo il dominio sulle altre creature. È invece più probabile che l’uomo si sia inventato Dio per santificare il dominio che egli ha usurpato sulla mucca e sul cavallo.(...)
Milan Kundera - L'insostenibile leggerezza dell'essere

***

(...)Fu chiaro fin dall'inizio che ogni qualvolta c'era un lavoro da fare, il gatto si rendeva irreperibile.(...)

G. Orwell – La fattoria degli animali

Capitolo 32



"Se dovessi scegliere una persona con cui vagare su un pianeta disabitato, quella saresti tu. "
Stephenie Meyer - L'ospite

da PensieriParole

sabato 19 aprile 2014

Capitolo 31



Il tempo non trascorre; il tempo, semplicemente, è. 
 C. Hammond 

***

(…)Il tempo umano non ruota in cerchio ma avanza veloce in linea retta. È per questo che l'uomo non può essere felice, perché la felicità è desiderio di ripetizione.(…) 
M. Kundera – L’insostenibile leggerezza dell’essere

***

(...)Si dice che il tempo non si ferma, che nulla ne trattiene l’incessante avanzata, lo si dice sempre con queste trite e ritrite parole, eppure non manca chi si spazientisca per la sua lentezza, ventiquattr'ore per fare un giorno, pensate, e quando si arriva alla fine si scopre che non è servito a niente, il giorno dopo è di nuovo così, sarebbe meglio che saltassimo le settimane inutili per vivere una sola ora piena, un folgorante minuto.(...)
José Saramago - L’anno della morte di Ricardo Reis

***

(…) Noi siamo creature del tempo, i lupi sono creature del momento. I momenti, per noi, sono trasparenti. Ci passiamo attraverso con la mano quando cerchiamo di impossessarci di qualcosa. Sono diafani per noi i momenti (…)Non viviamo mai l’ ”ora” come tale, l’ ”ora originario” è un’astrazione e non corrisponde a nulla che si possa mai incontrare nell’esperienza.(…) M. Rowlands - Il lupo e il filosofo

Capitolo 30



"Se potessi ti comprerei una casa grande enorme capace di contenere la tua anima e la riempirei con tutti i tuoi sogni grandi e piccoli."  David Grossman - Che tu sia per me il coltello

***

Sogno, vedo un prato, in collina. Qualche albero dalle fronde verdi innalzate verso il cielo. Erba alta, nessun fiore.

Il silenzio è una rete che avvolge.

Non percepisco colori.

Una bambina e  una giovane donna camminano, tenendosi per mano. Indossano lunghe gonne, che coprono le caviglie; uno scialle sulle spalle. Non vedo i loro capelli: non riesco a capire se siano raccolti in trecce o nascosti da un copricapo.

Il loro incedere è lento: ogni tanto si fermano e si guardano attorno. 


Poi all’improvviso il tempo accelera il suo ritmo e si ingoia tutto in un istante.

Resta un dolore muto, imprigionato in gola.

L’immagine di quel mondo sconosciuto si perde così. Per sempre.

mercoledì 9 aprile 2014

Capitolo 29



C'è un legame stretto tra lentezza e memoria, tra velocità e oblio.
M. Kundera - La lentezza

***
(...)Il secolo della motorizzazione ha imposto la velocità come un valore misurabile, i cui records segnano la storia del progresso delle macchine e degli uomini. Ma la velocità mentale non può essere misurata e non permette confronti o gare, né può disporre i propri risultati in una prospettiva storica. La velocità mentale vale per sé, per il piacere che provoca in chi è sensibile a questo piacere, non per l'utilità pratica che si possa ricavarne. Un ragionamento veloce non è necessariamente migliore d'un ragionamento ponderato; tutt'altro; ma comunica qualcosa di speciale che sta proprio nella sua sveltezza.

Ogni valore che scelgo come tema delle mie conferenze, l'ho detto in principio, non pretende d'escludere il valore contrario: come nel mio elogio della leggerezza era implicito il mio rispetto per il peso, cosi questa apologia della rapidità non pretende di negare i piaceri dell'indugio. La letteratura ha elaborato varie tecniche per ritardare la corsa del tempo: ho già ricordato liberazione; mi resta da accennare alla digressione.

Nella vita pratica il tempo è una ricchezza di cui siamo avari; in letteratura, il tempo è una ricchezza di cui disporre con agio e distacco: non si tratta d'arrivare prima a un traguardo stabilito; al contrario l'economia di tempo è una buona cosa perché più tempo risparmiamo, più tempo potremo perdere. La rapidità dello stile e del pensiero vuol dire soprattutto agilità, mobilità, disinvoltura; tutte qualità che s'accordano con una scrittura pronta alle divagazioni, a saltare da un argomento all'altro, a perdere il filo cento volte e a ritrovarlo dopo cento giravolte.(...)
Italo Calvino - Lezioni Americane


martedì 8 aprile 2014

Capitolo 28



Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni. W. Shakespeare


"Nessun sogno si può paragonare alla realtà, perché la Realtà stessa è un sogno dal quale solo una porzione di Umanità si è risvegliata e parte di noi è una Penisola non familiare-  Emily Dickinson

"
E se tutti noi fossimo sogni che qualcuno sogna, pensieri che qualcuno pensa?" - F. Pessoa

(...)E, inoltre, quando non sarò più che un sogno per voi
verrò a ricordarvi che anche voi non siete altro
che un sogno del mio Celeste Amato,
e quando anche voi saprete di essere un sogno,
come lo so io ora,
saremo tutti per sempre desti in Lui.

Paramahansa Yogananda
***


lunedì 7 aprile 2014

Capitolo 27


Ho attraversato gli oceani del tempo per trovarti. Bram Stoker - Dracula


Scrive Pessoa ne : " Il Libro dell'inquietudine"
Qualsiasi strada, questa stessa strada di Enterpfuhl, ti porterà in capo al mondo. Ma il capo del mondo, da quando il mondo si è consumato girandogli attorno, è lo stesso Enterpfuhl da dove si è partiti. In realtà il capo del mondo, come il suo inizio, è il nostro concetto del mondo. E’ in noi che i paesaggi hanno paesaggio. Perciò se li immagino li creo, se li creo esistono; se esistono li vedo come vedo gli altri. A che scopo viaggiare? A Madrid, a Berlino, in Persia, in Cina, al Polo; dove sarei se non dentro me stesso e nello stesso genere delle mie sensazioni?

La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò vediamo, ma ciò che siamo.Soltanto l'estrema debolezza dell'immaginazione giustifica che ci si debba muovere per sentire."

E ancora sul viaggio, Josè Saramago:

"I viaggiatori possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione. Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto "non c'è altro da vedere" sapeva che non era vero." 

Thomas Sterne Eliot è convinto  che "Non smetteremo di esplorare, e alla fine di tutto il nostro andare, ritorneremo al punto di partenza per conoscerlo per la prima volta."   

Ma in tema di viaggio, le parole  che da sempre amo  sono quelle di H. Hesse:
(...)Quando la vita chiama, il cuore 
sia pronto a partire ed a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso 
ad altri nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.
Dobbiamo attraversare spazi e spazi,
senza fermare in alcun d'essi il piede,
lo spirto universal non vuol legarci,
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo d'infiacchire nell'ignavia:
sol chi e' disposto a muoversi e partire
vince la consuetudine inceppante.
(...)
da PensieriParole

domenica 6 aprile 2014

Capitolo 26


Caos

"Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora del caos dentro di voi." F. Nietzsche – Così parlò Zarathustra

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“Io dunque son figlio del Caos; e non allegoricamente, ma in giusta realtà, perché son nato in una nostra campagna, che trovasi presso ad un intricato bosco, denominato, in forma dialettale, Càvusu dagli abitanti di Girgenti. Colà la mia famiglia si era rifugiata dal terribile colera del 1867, che infierí fortemente nella Sicilia. Quella campagna, però, porta scritto l'appellativo di Lina, messo da mio padre in ricordo della prima figlia appena nata e che è maggiore di me di un anno; ma nessuno si è adattato al nuovo nome, e quella campagna continua, per i più, a chiamarsi Càvusu, corruzione dialettale del genuino e antico vocabolo greco Xáos.”
L. Pirandello - Frammento d’autobiografia

sabato 5 aprile 2014

Capitolo 25



(…) Il nostro cervello è essenzialmente una struttura storica: è sulle fondamenta di un primitivo sistema limbico – un sistema che condividiamo con i nostri antenati simili a rettili – che si è sviluppata la corteccia dei mammiferi, una cui versione particolarmente robusta caratterizza gli esseri umani. Non intendo suggerire che le storie che raccontiamo su noi stessi sono prodotti dell’evoluzione come gli occhi dei pesci piatti o il cervello dei mammiferi. Credo però che si sviluppino in modo analogo: attraverso un accrescimento gradale, in cui nuovi strati narrativi si sovrappongono a temi e strutture preesistenti, Non c’è una lavagna pulita per le storie che raccontiamo su noi stessi. (…) Il lupo e il filosofo – Mark Rowlands

Capitolo 24




(…) E’ una dura verità il fatto che, come disse Friedrich Nietzche, coloro che non sanno darsi disciplina troveranno qualcun altro che lo farà per loro. (…) Ma il rapporto tra disciplina e libertà è profondo e importante: lungi dall’essere il contrario della libertà, la disciplina è ciò che rende possibili le più alte forme di libertà. Senza disciplina non c’è autentica libertà, solo licenza. (…) Il lupo e il filosofo –Mark Rowlands




Capitolo 23


“Una volta che abbiate conosciuto il volo, camminerete sulla terra guardando il cielo, perché là siete stati e là desidererete tornare.” Leonardo da Vinci

Capitolo 22



(...)Per gli uomini non esiste nessunissimo dovere, tranne uno: cercare sé stessi, consolidarsi in sé, procedere a tentativi per la propria via ovunque essa conduca.(...) Hermann Hesse - Demian



(...)La conoscenza del prossimo ha questo di speciale: passa necessariamente attraverso la conoscenza di se stesso.(...)
Italo Calvino -  Palomar



Capitolo 21


(...)Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!(...)
L. Pirandello - Sei personaggi in cerca d’autore

Capitolo 20


"E se tutti noi fossimo sogni che qualcuno sogna, pensieri che qualcuno pensa?" F. Pessoa – Il Libro dell’inquietudine

sabato 22 marzo 2014

Capitolo 19



(…) il cane è stato incluso in un ambiente molto diverso da quello del lupo e di conseguenza i suoi processi psicologici e le sue capacità si sono sviluppati in modi diversi. In particolare, il cane è stato costretto a contare su di noi e, cosa ancora più importante, ha sviluppato la capacità di usarci per risolvere i suoi problemi, cognitivi e non. Per i cani noi siamo utili dispositivi per l’elaborazione delle informazioni. Noi uomini siamo parte della mente estesa del cane. (…) L’ambiente del lupo seleziona in base all’intelligenza meccanica, ma l’ambiente del cane seleziona in base alla capacità di usare noi uomini. E per usarci i cani devono essere in grado di leggerci. Quando un cane intelligente deve affrontare un problema insolubile, la prima cosa che fa è guardare il volto del suo padrone (…) Mark Rowlands – Il lupo e il filosofo 







lunedì 17 marzo 2014

Capitolo 18





(…)
Non vuoi capire che  la tua coscienza significa appunto "gli altri dentro di te?" (…)
Luigi Pirandello - Ciascuno a suo modo



(…)Qualunque idea ci si faccia di se stessi, ci si figura sempre vedenti. Io credo che l'essere umano sogni solo per non smettere di vedere. E potrebbe anche darsi che la luce interiore fuoriesca un giorno da noi così da non averne bisogno d'altra. (…)
Johann Wolfgang von Goethe - Le affinità elettive 

Capitolo 17




"Soltanto il pensiero vissuto ha valore." Hermann Hesse, Demian


(...) Il pensiero può essere elevato senza avere l’eleganza, ma, nella misura in cui non avrà eleganza, gli verrà meno la capacità di agire sugli altri. La forza senza la destrezza è una semplice massa. (...) Fernando Pessoa -  Il libro dell'inquietudine


(...) Nella teoria dell'evoluzione a volte parliamo, metaforicamente, di ciò che la natura si prefigge,ma il discorso in sostanza si riduce a questo: la natura "si prefigge" che le creature trasmettano i loro geni. L'unico senso concreto che può essere attribuito all'idea delle intenzioni della natura si fonda sul concetto di successo genetico. (...) Mark Rowlands - Il lupo e il filosofo

Capitolo 16




Italo Calvino, Lezioni americane 

Dedicherò la prima conferenza all'opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d'aver più cose da dire. Dopo quarant'anni che scrivo fiction, dopo aver esplorato varie strade e compiuto esperimenti diversi, è venuta l'ora che io cerchi una definizione complessiva per il mio lavoro; proporrei questa: la mia operazione è stata il più delle volte una sottrazione di peso; ho cercato di togliere peso ora alle figure umane, ora ai corpi celesti, ora alle città; soprattutto ho cercato di togliere peso alla struttura del racconto e al linguaggio. In questa conferenza cercherò di spiegare - a me stesso e a voi - perché sono stato portato a considerare la leggerezza un valore anziché un difetto; quali sono gli esempi tra le opere del passato in cui riconosco il mio ideale di leggerezza; come situo questo valore nel presente e come lo proietto nel futuro. (...) 


***

Una cena molto originale -  F. Pessoa

"Come una bolla di sapone, senza rumore, il mio animo si frantumò.
Rimasi sospeso in un vuoto interiore, senza ragione, senza parola, senza gesti.
Se il dottor Quaresma avesse detto qualcosa, avrei risposto qualcosa; avrei avuto un riferimento al quale adattare la mia ragione e la mia voce.
Al suo silenzio non potei rispondere niente."
                        

domenica 9 marzo 2014

Capitolo 15




"L'umorismo, per lo specialissimo contrasto essenziale in esso, inevitabilmente scompone, disordina, discorda."  L. Pirandello

Capitolo 14




(...)Esiste una stanchezza dell'intelligenza astratta ed è la più terribile delle stanchezze. Non è pesante come la stanchezza del corpo, e non è inquieta come la stanchezza dell'emozione. È un peso della consapevolezza del mondo, una impossibilità di respirare con l'anima. (...)            

Il libro dell'inquietudine - F. Pessoa